Departures - Fondazione Frax - Albir (Alicante) - Spagna 2017

Acquerelli su carta incisa, trasparenze di dorature tolte da coperte isotermiche; immagini di sobria compostezza, sottilmente enigmatiche, anfore, vasi, luminosi cristalli sono figure umane dalla solida fragilità; vaporetti veneziani sospesi nell’eterno istante della partenza, del periplo vitale, della dislocazione spaziale. Una installazione che indica un cammino secolare, la via della seta, la via di un tempo circolare. 

La Fondazione Frax ospita Martina Roberts, artista italo-britannica (Torbay, 1970), che propone una sensibile riflessione sul viaggio, a partire dalle arti plastiche nella loro espressione contemporanea.

Parole, aneliti, avvenimenti, navi che attraccano o che salpano da un porto, viandanti, congedi, arrivi, incontri avvenuti o mancati; voci e suoni sono testimoni e protagonisti silenziosi e quasi sempre anonimi. Cecilia J. Etcheverry (Viña del Mar, 1961) ci parla del lavoro pittorico di Martina Roberts, osservato attraverso le trame della carta e del tessuto. 

Una proposta contemporanea  tra pittura, istallazione, musica e parola.

28 luglio -17 settembre 2017

Fundación Frax

www.fundacionfrax.org

 

Departures - Fondazione Frax - Albir (Alicante) - Spagna 2017

Intervista di Esperanza DurĂ n, agosto 2017

Esperanza Duràn - Martina Roberts

ED I tuoi ultimi due progetti si intitolano “The Journey” (il viaggio) e “Departures” (partenze, uscite). Perchè sempre “vai in qualche luogo”? È un viaggio, una uscita o piuttosto una fuga?

MR E’ il viaggio della vita, il piacere per la ricerca, dentro e fuori di sé; un privilegio per alcuni, per altri un sogno, un dramma e poi la fuga verso destinazioni non così certe.

ED Kavafis in “Itaca” ci parla del viaggio: “Quando cominci il tuo viaggio a Itaca chiedi che il cammino sia lungo, pieno di avventure, pieno di esperienze. Non temere i Lestrigoni né i Ciclopi né il collerico Posidone, non troverai mai esseri simili nel tuo cammino se il tuo pensiero è elevato, se è eletta l’emozione che tocca il tuo spirito e il tuo corpo”. Dove vanno le tue opere? Dove ti portano?

MR Nella poesia di Kavafis c’è il senso della vita. E’ nel viaggio stesso che trovo le direzioni da seguire, è come una mappa che trova la sua forma nel tempo. L’essere umano è sempre al centro anche quando si presenta con sembianze di vaso.

ED Però il tipo di viaggio che ci fai vedere in “The Journey” e in “Departures” appare totalmente diverso, quest’ultimo con un po’ piú di pessimismo nei riguardi del mondo. È come se “The Journey” fosse un viaggio di piacere con andata e ritorno e “Departures” un viaggio difficile e, forse, senza ritorno. Che cambiamento si produce nela tua opera? Perchè?

MR The Journey è stato un viaggio introspettivo, tra dubbi, paure, la sete di conoscenza e il lieto fine dell’amore che tutto sembra chiarire. Departures ha una dimensione più ampia, ho pensato al mondo intero, a quel punto di partenza verso un obiettivo che spesso è ignoto, ai grandi e piccoli viaggi, allo spostamento di popoli e a quell'energia che da sempre muove l’essere umano verso nuovi confini, mentali e fisici, per piacere o per sofferenza. Il cambiamento è la consapevolezza che solo attraverso l’altro è possibile ampliare i propri orizzonti.

ED Come domanda Cecilia J. Etcheverry nell’audio che si può ascoltare nella mostra “Departures”, che differenza c’è tra andare e venire?

MR Quando si parte per un viaggio non si sa esattamente cosa si incontrerà lungo il percorso, al ritorno la propria esperienza si è arricchita di nuove conoscenze e c’è un tempo necessario, di decantazione, prima di ripartire.

ED È logico che per tutti i viaggi o partenze non è necessaria una valigia, però che cosa porta Martina nella sua valigia personale interiore/emozionale?

MR In Departures si possano leggere molte sfaccettature del mio lavoro e del mio pensiero. L'aspetto emozionale per me è molto importante come la sperimentazione. Utilizzo il disegno e la pittura, la fotografia e gli strumenti digitali, il tessuto, la carta e in quest’ultima mostra ho voluto inserire anche la parola, Words-All over_World, una nota di colore nero e l’audio in cuffia con il testo e la voce di Cecilia che invitano lo spettatore all’ascolto e lo trasportano nel tempo e nello spazio tra grandi e piccoli viaggiatori con nomi propri…persone.

ED Di primo acchito sono lavori molto estetici, però nascondono un messaggio che si allontana dal semplice ornamento. L’uso del color oro arriva dal passato, gli egiziani , l’arte greca, le icone russe e, piú recentemente, per esempio, Gustav Klimt. Ad ogni modo il color oro come simbolo di ricchezza o belleza; cosa simboleggia questo colore nella tua opera?

MR L’aspetto decorativo che sta contaminando il lavoro più recente arriva dalle mie esperienze nel design e nella moda. Credo che la decorazione e l’artigianalità abbiano un valore alto, che la bellezza non abbia confini e che si possano veicolare contenuti importanti anche attraverso una ricerca estetica. Qui l’oro simbolicamente preserva la vita, la bellezza e la ricchezza che la differenza e lo scambio culturale può offrire.

ED C’è un’opera nella mostra “Departures” che è un’unica freccia su sfondo dorato e macchie di colore. Questo lavoro è stato ispirato da una foto che hai visto di una barca piena di migranti. È questa la partenza di cui parli in questo progetto?

MR E’ un’imbarcazione di migranti fotografata dall’alto e quelle macchie di colore sono i loro vestiti. Ho immaginato una freccia di persone che corre verso la destinazione desiderata. Nasce qui Departures, da questo simbolo che ha poi preso diverse declinazioni di partenze.

ED Come ho detto prima, la tua opera è molto estetica, emana una certa dolcezza e anche gioia, però “Departures” sotto qualche aspetto dimostra una realtà piú dura; come si combina questa dolcezza con la dura realtà?

MR La dolcezza e la gioia sono un sinonimo di apertura e i colori vivaci un richiamo ai tessuti che vengono indossati dalle popolazioni del sud del mondo, quelli usati per l’installazione esterna arrivano dal Pakistan e formano una freccia rivolta verso l’alto che richiama quella interna su carta e come le bandiere colorate del Tibet vuole diffondere buoni propositi nello spazio, portate dal vento.

ED La Via della Seta, i viaggi di Marco Polo…fanno riferimento a questo le tue anfore e vasi. Nel corso della Storia le emigrazioni sono state una costante vitale e apportavano ricchezza, esperienza, scambi e infine, cultura…Oggigiorno, sono un problema su grande scala, o questo è ciò che cercano di trasmetterci; collochi il tuo lavoro nella critica sociale? Credi che l’artista e la sua opera devono essere il riflesso della società in cui sono immersi?

MR L’opera d’arte certamente contiene il proprio momento storico, ma alla critica sociale preferisco la possibilità di riflessione che un lavoro può offrire senza dover ricorrere al dramma e alla polemica. In “The new world”, c’è un mondo in movimento, multietnico, senza disparità tra nord e sud; così mi piace immaginare il futuro, singoli individui che cercano il loro posto nel mondo.

ED Utilizzi coperte isotermiche in questo tuo lavoro. Queste coperte, quando si usano con la parte argentata dentro e la dorata fuori, trattengono il calore del corpo; al contrario, con la parte argentata verso l’esterno, rifiutano i raggi infrarossi del sole. Tu ce le fai vedere con la parte dorata all’esterno; qual’è il calore che vuoi mantenere? Le tue opere sono un riparo contro il freddo della società?

MR E’ una società, la nostra che abusa di televisione, social network e consumi vari dimenticando il piacere degli sguardi, delle parole, dei sentimenti e di una leggerezza fatta anche di silenzi e di lentezza. C’è sempre più diffidenza e distanza in certi paesi…più evoluti? E’ come se il benessere avesse anestetizzato la curiosità.

ED E infine qual’è, dal punto di vista artistico, il tuo prossimo viaggio?

MR Il mio prossimo viaggio immaginario parte da Venezia per ripercorrere la strada di Marco Polo, sulla Via della Seta, passando per il Tibet, un progetto ambizioso che spero possa diventare anche reale.

 

Traduzione dall'originale di Daniela Losito